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Commodari sui 24 indagati per Europaradiso: "Avevamo ragione"
L’inchiesta della Magistratura di Crotone, sulla costruzione del villaggio turistico Europaradiso a Crotone, che ha portato agli arresti di uomini politici, tecnici, componenti della ‘ndrangheta da ragione a quanti, tra cui noi, si sono battuti in questi anni contro la realizzazione di un mostro edilizio, monumento allo scempio ambientale e alla devastazione paesaggistica, nettamente antitetica all’idea di sviluppo sostenibile che proponiamo. Ricordiamo che gli stessi soggetti che ci siamo battuti contro la sua costruzione, avevamo denunciato possibili infiltrazioni mafiose nel contesto della sua realizzazione. Avevamo visto giusto noi. Oggi la paternità delle lotte e della denuncia tentano di attribuirsela in molti senza avere avuto ne arte, ne parte.

"Il derby fra Catanzaro e Cosenza è un'occasione da non perdere per dimostare al mondo intero che la Calabria non è solo 'ndrangheta". La sfida di Soluri. Un'utopia? "Anche l'elezione di Obama alla Casa Bianca lo era".
«L'8 dicembre prossimo la Calabria ha la possibilità di dimostrare a tutto il Paese, in diretta televisiva, che questa non è per fortuna soltanto una terra sfregiata dalle azioni criminali della ndrangheta, ma anche e soprattutto una terra di grande civiltà in cui le nobili tradizioni, la storia millenaria, la cultura dell'accoglienza e dell'amicizia, riescono sempre ad avere il sopravvento. La partita di calcio di Seconda Divisione, fissata per il giorno dell'Immacolata, tra Cosenza e Catanzaro può diventare una fenomenale occasione per riproporre storia e valori condivisi e per mettersi alle spalle rancori e contrasti che travalichino la normale rivalità sportiva». Lo afferma Giuseppe Soluri, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Calabria, azionista del Catanzaro. «Se i derby, sia dell'andata che del ritorno, tra Cosenza e Catanzaro, che ­ ricorda ­ tornano dopo vari lustri e dopo varie e diverse traversie sportive sopportate dalle due squadre negli ultimi anni, dovessero giocarsi senza la presenza, rumorosa e colorata, dei tifosi della squadra ospitata, sarebbe una cocente sconfitta per lo sport ma anche, se non soprattutto, per la grande storia e le nobili tradizioni delle due città. È comprensibile che il Ministero dell¹Interno, attraverso l'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, abbia negli ultimi anni esercitato una forte e doverosa stretta a seguito di eventi luttuosi ed inconcepibili registrati all'interno ed all'esterno di vari stadi italiani, ma il fine di questa stretta non è la sterilizzazione di una delle componenti più genuine del calcio, vale a dire il tifo, bensì la presa di coscienza del fatto che la violenza va bandita dagli impianti sportivi e che ogni partita di calcio deve tornare ad essere, in ogni caso, quello che era una volta: vale a dire ­ aggiunge ­ una festa dello sport e per gli sportivi. Cosenza-Catanzaro, partita considerata a rischio dall¹Osservatorio, è l'occasione giusta per voltare pagina, per superare barriere, per riaffermare quei valori e quelle caratteristiche di cui la gente di Calabria, dal Pollino fino allo Stretto, è sempre stata depositaria: intelligenza, tolleranza, accoglienza, rispetto nei confronti degli altri. Credo ­ continua Soluri ­ che, dopo tanti anni di scontri, ci siano le condizioni per riportare una partita come Cosenza-Catanzaro nel giusto alveo, quello della rivalità sportiva anche accesa, degli striscioni ironici ma non volgari, degli slogan «acuminati» ma non offensivi, del rispetto degli avversari». ­ «E credo ­ prosegue ­ che questa consapevolezza si sia fatta strada anche all¹interno delle due tifoserie che vogliono vivere da protagoniste l¹evento derby con il gusto della presenza allo stadio dei tifosi avversari e si rendono conto che tutto ciò può passare solo attraverso la presa di coscienza che gli stadi non possono essere più improvvisati campi di battaglia ma devono tornare ad essere luoghi di aggregazione e di espressione di una comune passione sportiva. Già da oggi cercherò di coinvolgere tutte le autorità direttamente interessate (il Prefetto di Cosenza dott. Fallica e il Questore di Cosenza, dott. Salerno; il Prefetto di Catanzaro dott. Calvosa e il Questore di Catanzaro dott. De Felice; gli arcivescovi di Cosenza e Catanzaro, Mons. Nunnari e Mons. Ciliberti; il Presidente della Regione Loiero, i Presidenti delle Province di Cosenza e Catanzaro, Mario Oliverio e Wanda Ferro; i sindaci di Cosenza e Catanzaro, avv. Perugini e on. Olivo) affinchè sposino con determinazione il tentativo di restituire alle due città un evento bello e coinvolgente depurato da inutili tensioni o anacronistiche contrapposizioni. E sono sicuro che anche i tifosi, dell¹una e dell¹altra squadra, che si sono sempre segnalati per l'attaccamento ai colori della propria città e per la forza d¹animo mantenuta anche quando tutto, per vicende diverse, sembrava dovesse spazzare via la loro passione, sapranno dare il proprio indispensabile e fondamentale contributo all¹avvio di una nuova stagione. Se si riuscisse, l¹8 dicembre, a far stringere la mano, in diretta tv internazionale, prima della partita, a rappresentanti dell'una e dell'altra tifoseria sarebbe un grande successo per tutti: per i tifosi, per le due società, per le due città, per il Ministero dell'Interno e, anche e soprattutto, per la civiltà di questa regione e di questo Paese. Forse ­ conclude ­ si tratta di un'utopia, ma anche l'avvento di Obama alla Casa Bianca sembrava esserlo ed è invece oggi una realtà».

Olivo sulla scomparsa di Cecchino Principe: un grande riformista
“Quando si scriverà la storia della Calabria del Dopoguerra, la figura di Cecchino Principe emergerà come quella di un grande riformista, di un socialista che ha saputo unire le forti idealità alla capacità progettuale, legando il suo nome ad un periodo di grandi speranze per la nostra regione. Ho avuto l’alto onore di succedere all’on. Principe nella presidenza della Giunta regionale e la sua figura, assieme a quella di Giacomo Mancini, ha rappresentato per me un insostituibile riferimento in quella difficile, ma esaltante esperienza di governo. Anche oggi, impegnato nella delicata missione di sindaco di Catanzaro, non posso non fare riferimento alla straordinaria esperienza amministrativa di Cecchino Principe che ha saputo trasformare Rende in una delle città più moderne, dinamiche e all’avanguardia nel Meridione. Interprete autentico del metodo della programmazione, l’on. Principe ha introdotto in Calabria la cultura della corretta utilizzazione del territorio, chiamando a raccolta i migliori urbanisti italiani e stranieri per disegnare il volto della nuova Rende. Ha puntato sul ruolo della cultura, ospitando sul territorio di Rende l’Università della Calabria, la prima in Italia a mutuare il modello americano dei campus. Io penso che i Sindaci della Calabria, impegnati a governare territori difficili e complessi, debbano richiamarsi all’opera di questo grande socialista che ha avuto importanti ruoli di governo anche a livello nazionale. In questo momento, il mio pensiero commosso va alla famiglia, ai figli e ai nipoti, soprattutto al caro Sandro, anch’egli valoroso dirigente socialista e amministratore illuminato, a cui tocca raccogliere la straordinaria eredità morale, umana e politica dell’indimenticabile Cecchino”.

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